A cura di Stefano Zampieri
responsabile di Zona Filosofica

giovedì 30 marzo 2017

Le molte verità della verità

Nei limiti di una conferenza raccolta poi in un libro Piergiorgio Odifreddi prova a sintetizzare la nozione chiave della filosofia, cioè quella di Verità. E individua almeno tre vesioni principali di essa, implicitamente superando il modello metafisico della verità unica, e al contempo distanziandosi dalle dubbie etimologie heideggeriane. Odifreddi, dunque, indica l'aletheia intesa letteralmente come il non-dimenticabile, per esempio la verità matematica, che si può verificare solo dentro la propria testa; l'apokalypsis,cioè il disvelamento operato dalla scienza che solleva i veli della realtà esterna; e la veritas latina, cioè la verità stabilita da qualcuno autorizzato a fissarla, il giudice, il profeta. Qui si collocano la verità di fede e la verità del diritto.
Mentre la verità storica si colloca ad un gradino ancora più basso perchè, proiettandosi all'indietro diviene sempre più difficile da verificare.
Odifreddi coglie bene, a suo modo, l'articolazione non metafisica della verità, anche se, a mio modo di vedere, non si avvede dell'importanza di un'altra apparizione della verità, quella che la colloca sul piano morale, cioè delle scelte individuali di vita. La verità dei valori di cui ci nutriamo nel corso di tutta la nostra esistenza, che ne siamo consapevoli o meno, e che l'esperienza ci ha insegnato a pensare come verità locale, ossimoro che tiene insieme la normatività di una verità abbastanza forte da illuminare e guidare le nostre scelte, e la relatività spazio-temporale che ne fa comunque un valore non definitivo, ma rivedibile in funzione, appunto delle mutate condizioni di contesto o delle mutazioni del soggetto stesso nella sua naturale evoluzione.

Piegiorgio Odifreddi
Che cos'è la verità
Roma, Castelvecchi, 2016
pp. 45 € 5,00

sabato 25 marzo 2017

La cultura dell'indifferenza

E' uscito solo nel 2016 in Italia questo testo del 2011, ma ora che Bauman è scomparso pare quasi un testamento intellettuale. Il tema è quello della cultura di cui si ricostruisce la storia a partire dal XVIII secolo, quando essa era strumento di emancipazione, e serviva a pilotare l'evoluzione sociale verso una condizione umana universale. Educare, elevare, nobilitare erano i compiti che essa si riconosceva. Coi secoli la cultura è diventata, come ha fatto notare Bourdieu, fattore di distinzione cioè principio di stratificazione sociale, di divisione di classe. 
Nella società liquida attuale invece la cultura diviene piuttosto funzionale al mercato dei consumatori, fondamento di quella scelta inesauribile, nella quale deve consistere la vita dell'uomo consumatore.  "Nella modernità liquida - precisa Bauman - la cultura non ha un 'volgo' da illuminare ed elevare; ha, invece, clienti da sedurre". Per esempio creando nuovi bisogni o impedendo che prenda piede il sentimento di soddisfazione che metterebbe fine alla condizione del consumo illimitato.
Lo si vede benissimo ad esempio nel campo della moda. Ma lo si può comprendere anche se osserviamo le novità imposte dal nostro tempo a seguito della nuova fase migratoria che la caratterizza,e quindi la trasformazione della cultura in multiculturalismo, che potremmo definire come il rispetto per una incondizionata libertà di scelta tra le varie offerte culturali, ma che al contempo, ed è il suo limite insuperabile, comporta di fatto un arresto o un impedimento di ogni forma di reciproco riconoscimento, e lascia i gruppi umani isolati gli uni dagli altri, La cultura in questo modo ha rinunciato per sempre a dire qualcosa rispetto alla forma preferibile per la condizione umana in generale. E ha proclamato nello stesso tempo "il diritto di essere differenti" ma anche "il diritto di essere indifferenti alla differenza". Con questa contraddizione dobbiamo scontrarci già ora e ancor più dovremo farlo negli anni a venire.

Zigmunt Bauman
Per tutti i gusti. La cultura nell'età dei consumi,
Roma-Bari, Laterza, 2016
pp. 148, € 14,00

domenica 19 marzo 2017

Conoscenza critica della vita quotidiana

"Non v'è conoscenza della società (globale) senza conoscenza critica della vita quotidiana, quale essa si situa - nella sua organizzazione e nella sua privazione, nell'organizzazione della sua privazione - nel seno di questa società e della sua storia." (Henri Lefebvre)