A cura di Stefano Zampieri
responsabile di Zona Filosofica

giovedì 6 aprile 2017

La speranza forse, l'ottimismo no

Il senso del libro è racchiuso nel sottotitolo più che nel titolo: Speranza. (Senza ottimismo), ed infatti il testo sembra molòto più preocdcupato di smentirte le ideologie dell'ottimismo, quelle che immaginano un futuro in qualche modo già previsto, quelle che si adeguano a una formula di progresso inesorabile, si tratti del marxismo, del capitalismo, o delle religioni. In realtà la storia stessa ha ben dimostrato che il mondo può arretrare, può ricadere nel buio della sventura, della miseria, della sofferenza, nessuna ideologia può garanbtirci per il futuro, sia che parli di benessere o del sole dell'avvenire. Anzi, un lucido pessimismo resta l'atteggiamento più di buon senso, e più consono, soprattutto in questo momento storico. Ma è proprio qui, allora che ha senso recuperare l'antico sentimento della speranza. Che tuttavia va ben distinto sia dal desiderio che dalla fede, perchè si fonda su basi più razionali, perchè essa impone un prendersi cura del futuro possibile, e quindi una attitudine rispetto al presente stesso. "Sperare - scrive Eagleton - significa proiettarsi immaginativamente in un futuro che si coglie come possibile e dunque, in qualche vago senso, già presente, non semplicemente struggersi nelle grinfie di un appetito".
La speranza è dunque anche un disporsi opposto alla disperazione che non vede più nessuna possibilità.
Il libro di Eagleton, pur scritto per un pubblico vario, è denso e ricco, a tratti impegnativo, ma mai banale. Il capitolo dedicato al filosofo della speranza Ernst Bloch è sicuramente una delle letture più interessanti e più acute intorno a questo magmatico pensatore. Nel complesso, una lettura utile, per chi voglia ripensare nel profondo il prioprio atteggiamento verso la vita che ci aspetta, come singoli e come collettività.

TERRY EAGLETON
Speranza. (Senza ottimismo)
Milano, Ponte alle Grazie, 2017
pp. 171  €16,50