A cura di Stefano Zampieri
responsabile di Zona Filosofica

giovedì 4 gennaio 2018

Sulla brevità (densa)

E' sotto i nostri occhi la metamorfosi che il mondo dei social, il mondo della comunicazione virtuale, ha determinato nel campo del linguaggio, producendo quella contrazione della lingua che sembra far scivolare nell'afasia, nell'autismo soprattutto le giovani generazioni, sommerse da ondate di messaggi ma spesso incapaci di trasmettere sentimenti autentici, di sviluppare riflessioni pesanti, di entrare nella articolazione del pensiero, che non è mai nè semplice, nè diretta. Eppure, in palese controtendenza Antonio Zimarino, ci propone con questo bel libretto, una formula davvero interessante, quella della "brevità densa" che vorrebbe recuperare proprio ciò che è andato perduto, ovvero la profondità dell'espressione, la sua ricchezza, la sua intensità, cancellate piuttosto dalle esigenze di comunicazioni rapide, funzionali, produttive, in qualche modo connesse al sistema produttivo e a quello del consumo di massa.  
Tornare alle antiche pratiche dell'aforisma, dell'epigramma, del frammento, ma senza banalizzare, senza ridurre, senza semplificare, anzi al contrario affrontando consapevolmente la densità del pensiero, la complessità dei riferimenti, delle analogie, delle metafore, cioè tutto quello spessore che appare molto più chiaramente di fronte all'immagine che di fronte allo scritto. Non è un caso d'altra parte che l'autore proponga questa sua categoria anche in riferimento all'arte contemporanea. Ciò di cui si tratta, ed è una riflessione, a mio modo di vedere, assai pertinente e stimolante, è di fornire alla complessità che viviamo lo strumento per una comunicazione efficace. La brevità densa è appunto questo strumento, in grado, forse, di ridare corpo alla comunicazione, alla scrittura, alla pratica artistica, contribuendo in questo modo a costruire una cultura consapevole delle sue scelte.

Antonio Zimarino
Sulla brevità
Bologna, Diogene Multimedia, 2016
p. 196    € 9,80

mercoledì 20 dicembre 2017

La realtà diminuita

Facile condividere l'obiettivo che Roberto Del Monte indica come prioritario, ovvero "scardinare la torre d'avorio nella quale il pernsiero filosofico si è arroccato". E' proprio ciò cui lavora la Filosofia nel Quotidiano che qui si propone. E interessante, in questa direzione è il lavoro di ricerca che egli propone in questo bel libretto. Del Monte prova a leggere criticamente il presente nel quale viviamo, individuando i pericoli cui ci espone un rapporto con la tecnica mai abbastabnza messo in questione, mai abbastanza pensato. Egli si serve di una metafora forse approssimativa ma molto agevole, quella della "diminuzione" che va a verificare in molti ambiti diversi  a partire da quello dello spazio vissuto che si riduce continuamente a dispetto dello svilupparsi abnorme delle nostre città, ma anche della dimensione del tempo, che ci sfugge in una accelerazione inesorabile, oppure in quella della materia ove percepiamo la riduzione della cosa - vissuta, partecipata, pensata, desiderata, lavorata - a oggetto muto e insignificante se non addirittura virtuale; e poi ancora nella dimensione dello spirito ridotto ad una virtualità effimera, appunto, che cancella la corporeità senza conservare l'umanità; e quello del linguaggio che si impoverisce a fronte della massa sempre più grande di conversazioni a distanza, apparentemente significative, in realtà sempre più vuote; e poi ancora nella dimensione del simbolo, della fantasia e dell'immagine,  sempre più incapaci di allargare la realtà e ridotti a puri e semplici segnali di una mondo dominato da rapporti economici. E infine la diminuzione della realtà si nota nel campo umano dell'esperienza e dei sentimenti, a testimoniare il sospetto che si stia vivendo collettivamente, "un momento storico di transizione verso la dissoluzione". La conclusione non può essere consolatoria, ma è e deve essere capace di guardare lucidamente ad una realtà presente destinata sempre più a ridursi e consumarsi e a precipitare in un futuro che presume di poter fare a meno dell'uomo. 

Roberto Del Monte
La realtà diminuita. Fenomenologia di un mondo in riduzione
Bologna, Diogene Multimedia, 2016
pp. 87   €5,00

lunedì 18 dicembre 2017

I confini del quotidiano

17 Dicembre 2017: Nuovo incontro evento di LINK, questa volta a Roma. Hanno condotto i percorsi di ricerca Stefano Zampieri e Laura Capogna. Titolo: I CONFINI DEL QUOTIDIANO
Qualche immagine:
https://www.youtube.com/watch?v=XpQ0xeQBZ2Y&feature=youtu.be

mercoledì 6 dicembre 2017

giovedì 30 novembre 2017

"Bufale" o saggezza?

Il tema delle fake news, o delle "bufale" è improvvisamente salito alla ribalta del dibattito politico. In realtà sono anni che se ne parla e sono anni che l'opinione pubblica è coinvolta - e travolta - da ondate di chiacchiere inconsistenti e di "verità della rete" capaci di muovere sentimenti, di creare identità, di costituire movimenti d'opinione. Ora, i più accorti si erano resi conto da tempo delle conseguenze nefaste di questo sistema dis-informativo di massa. C'è chi in buona fede ha pensato che la rete potesse costituire una forma di contro-informazione - e quindi anche di contropotere - rispetto ad una certa omologazione dei sistemi informativi nel nostro paese, ora certo, la rete ha in sè un presupposto di "libertà" che è anche il presupposto della buona informazione, ma non contiene affatto il presupposto dell'attendibilità, e questo trasforma profondamente lo strumento: dove chiunque può scrivere qualsiasi senza alcun filtro di affidabilità, di veracità, di competenza, cosa si ottiene? Solo una parodia della democrazia, e si esalta invece il vociare scomposto, l'urlo più efficace, la pernacchia più sonora. 

Per sua natura la rete non può sostenere alcuna forma credibile di verità e di sincerità, foto contraffatte, discorsi fantasiosi, notizie farlocche, battute mai dette o enfatizzate ad arte, tutto un insieme di falsità, mezze verità, mezze omissioni, fantasie e bizzarrie una volta immesse nel circuito si diffondono come virus senza che sia mai possibile smentire, rivedere, rispondere, precisare. Questo in buona parte è il sistema dell'informazione in rete. Da questo punto di vista il web è davvero una macchina infernale, ma lo è molto di più se chi lo frequenta crede che solo in esso si trovino  "le verità che gli altri non vogliono dirvi".  
Così chi voleva - ed era un obiettivo altissimo - garantire la democrazia dell'informazione ha contribuito piuttosto a dissolvere la consistenza stessa della sua credibilità. Ha vinto un atteggiamento pre-scientifico che ci ha fatto arretrare di secoli, ad un'epoca preilluminista, nella quale pregiudizi, magie, superstizioni, hanno lo stessa credibilità dei fatti accertati e delle conclusioni scientifiche. 
Dubito che ora il mondo politico sia davvero interessato a risolvere questo problema, più probabile che lo si sfrutti per operare una qualche stretta censoria che protegga il ceto politico dal contatto con il mondo reale delle persone. Perchè affrontare davvero la questione delle "bufale" vorrebbe dire affrontare il problema ben più grande della credibilità di chi parla pubblicamente - politici o giornalisti, o opinionisti - della incapacità critica di chi legge o ascolta, della rinuncia alla valutazione dei fatti e delle ragioni, quindi della rinuncia al pensiero, e della incapacità di distinguere l'affidabilità delle persone, cioè in definitiva il problema della incapacità di riconoscere le competenze reali, e persino la superiore saggezza. 

lunedì 6 novembre 2017

Ritorna Maurice Blanchot

E' singolare il destino dell'opera di Maurice Blanchot, che qui in Italia ha avuto una fase di successo editoriale e culturale negli anni '80 per poi spegnersi incomprensibilmente negli anni successivi. Molti testi soprattutto fra quelli narrativi attendono ancora di essere tradotti, altri sono ormai fuori catalogo e introvabili. Eppure Blanchot è stato per decenni - la sua carriera è stata particolarmente longeva, nato nel 1907, attivo già negli anni '30 e poi per tutta la vita punto di riferimento intellettuale in Francia, è morto nel 2003 - un faro, sia nella dimensione della critica letteraria sia in generale in quella della riflessione di confine tra filosofia, linguaggio e letteratura. Ispiratore per alcuni, maestro segreto per altri, è certamente presente nell'opera di autori come Bataille, Lévinas, Derrida e molti altri.
Ma poi è successo qualcosa, e negli ultimi vent'anni del suo vasto e straordinario lavoro si sono come perse le tracce. Perchè? Non certo per un difetto di profondità o di articolazione del suo pensiero, forse perchè nel frattempo è profondamente mutato il mondo intellettuale europeo. Questo è davvero il problema. Blanchot appartiene di diritto ad un mondo in cui il dibattito culturale avveniva sulle riviste, i libri erano eventi dei quali era necessario parlare, e lo sviluppo del dialogo tra persone colte si articolava al di là delle barriere nazionali, e delle limitazioni accademiche. Tutto questo mondo è finito, è morto, non esiste più. Le riviste di dibattito sono scomparse, sostituite da riviste di settore, buone per fare titolo accademico, insignificanti da un punto di vista dello scambio e del confronto di idee. I ricercatori, i critici, i filosofi sono sempre più rinchiusi nelle accademie troppo impegnati a costruire carriere faticosissime- tra concorsi, titoli, abilitazioni - per gettare il cuore oltre l'ostacolo e impegnare la propria esistenza per valori che non interessano più a nessuno. In generale il ruolo del libro è profondamente mutato, Blanchot in tutta la sua vita ha pubblicato centinaia di letture di libri - chiamarle recensioni sarebbe riduttivo -  che messe insieme rappresentano un'epoca culturale, un percorso dentro il Novecento letterario e filosofico, oggi i libri di cui vale la pena parlare sono quelli che vendono. E' il mercato che decide il valore di un libro. Il resto scompare o non esiste.
Ecco perchè figure come quella di Blanchot sono sparite, e il suo stesso insegnamente appare singolarmente anacronistico, fuori tempo.
Ciò non toglie però che esso sia lì, a disposizione di chi ancora ha il coraggio per pensare e per interrogarsi, senza limitazioni e senza vincoli esteriori, ci aiuta ora questo uno splendido numero della rivista Riga (numero 37 del 2017, a cura di Giuseppe Zuccarino, edito da marco y marcos), che ripropone una buona dose di testi inediti per l'Italia, anche fra quelli narrativi, e una rassegna di letture critiche (fra le quali Char, Jàbes, Lévinas, Klossowski, Starobinski, Laporte, Derrida, Nancy, Bident, Didi-Hubermann) che da sole dovrebbero dare la misura della grandezza e della ricchezza ancora ampiamente inesplorata dell'opera di Blanchot.
Per quanto mi riguarda non ho potuto fare a meno di pensare alla mia lontana tesi di laurea (1985) dedicata appunto all'opera di Blanchot e a quanto io abbia sentito come mio Maestro quest'autore che non ho mai potuto incontrare di persona, ma con il quale mi sono sempre sentito parte di quella comunità inconfessabile che egli ci ha insegnato a pensare.

giovedì 26 ottobre 2017

mercoledì 18 ottobre 2017

Libro in omaggio

In attesa dell'ormai imminente pubblicazione del mio saggio sulla Filosofia dello spazio quotidiano, vorrei offrire a tutti gli amici e lettori un mio libretto di foto e di pensieri sullo stesso tema: L'esercizio dello spazio. Riflessioni  e immagini sullo spazio.
Potete scaricarlo gratuitamente a questo indirizzo:
 Buona lettura !